S-CAMBI DI VITA NUOVA / DOMENICA 5 GIUGNO


Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-16. 23-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». 

​Chi pensava che il tempo dei discepoli di Gesù, dopo la sua ascesa al cielo, fosse esclusivamente quello di rimanere in città per continuare a proporre semplicemente un messaggio che avrebbe fatto il suo corso senza ulteriori scossoni, ha dovuto ricredersi subito. Le parole di Gesù non si smentiscono. Quanto già ribadito diventa realtà. Il Padre invia, per mezzo di Gesù, lo Spirito per continuare a dare forza e amore ad un’umanità che ha bisogno sempre di s-cambi di vita nuova.

​Una forza nuova che scende dal cielo e che apre a prospettive sempre nuove. Una forza che prepara un futuro in cui i protagonisti sono cristiani intraprendenti. Non quelli che si trascinano. Sono quelli che innovano e rinnovano se stessi e contribuiscono a mettere in vita quanto appare destinato a finire. 

​E’ proprio dalla Pentecoste che le lancette degli orologi scorrono più velocemente. Sono i tempi nuovi in cui la Chiesa si definisce non più dai contorni murali, ma dall’esperienza di chi rimette in moto quanto è stato abbandonato oppure semplicemente eliminato. 

​La Pentecoste è l’antimorte, è la festa di chi guarda al futuro, di chi costruisce amore, di chi per la pace non ammette soste, di chi fa del servizio il suo programma di vita.

La Pentecoste ha il volto di quella Chiesa che arriva prima, che s-cambia la sua via e s-cambiando prosegue in avanti, senza paura che quanto incontrerà sarà insormontabile. 

​L’impoverimento della vita della nostra società che spesso massacra chi vive sotto la soglia della sopravvivenza; la minaccia nucleare che si affacciadietro l’angolo in questi giorni dove il più forte emerge sulla dignità dei deboli; la minaccia informatica che tiene sotto scacco i dati sensibili di chi ogni giorno vive la sua giornata nell’ottica della costruzione del bene,chiedono che ci sia uno s-cambio di Chiesa. Una Chiesa dello Spirito che soffi con forza e scuota anche le coscienze più crasse e torbide che spesso si avviluppano nella logica del quieto vivere e del tornaconto. 

​E’ questo l’impegno di Pentecoste. Diventare una Chiesa che s-cambia tutto, amando tutti. 

​Una Chiesa che s’impegna perché il mondo non soffra di astenia e che propone continuamente le strade e i modi più opportuni per eliminare la fame e le malattie. E’ un compito che già il “vecchio” Isaia, profeta dell’Antico Testamento, invitava a realizzare trasformando le spade in aratri e le lance in strumenti di lavoro.(Is 2,4)

Una Chiesa che non dimentichi di continuare ad indicare le vie della pace. Una pace che non coincide con la forza e che lo stesso Isaia già indicava come possibilità concreta attraverso l’apertura dialogica di confronto tra le diverse nazioni. (Is 2,4)

Una Chiesa che vada oltre gli strumenti telematici erealizzi spazi di libertà e di carità perché le disuguaglianze possano superarsi. E’ il camminare nella luce nuova che indica la strada di quello s-cambio richiesto a chi intende andare avanti. (Is 2, 5)

E’ lo s-cambiare per rinnovare e non per eliminare. E’ il volto di una Chiesa che si fa mamma e che genera dovunque un amore nuovo.

​​​​​Il vostro parroco

                                                                Antonio Ruccia