UMILI NON INUTILI – DOMENICA 9 LUGLIO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero».

Gesù si ritrova a dover fronteggiare una situazione del tutto inaspettata. Da una parte i suoi discepoli che lo avevano seguito dall’inizio e che avevano fatto con lui un pezzo di strada incominciando ad intravedere una vita diversa da quella precedente; dall’altra parte i discepoli di Giovanni il Battista che si ritrovavano orfani di quel leader che era riuscito ad aggregare masse intere di persone. 

​Di fronte al martirio del Battista, il morale degli uni e degli altri, gli uni e gli altri, era finito “sotto i tacchi”. Delusi e amareggiati, sconfitti e mortificati, erano convinti, sebbene non l’esprimessero, che la logica del più forte, dei potenti, dovesse essere ancora una volta quella vincente. 

​È proprio di fronte a questa situazione che si era venuta a creare che Gesù non si lascia perdere l’occasione per affermare che i perdenti sono gli orgogliosi, quelli che credono di sapere molto più di quanto si sanno, quelli che con il denaro credono di comprare il mondo, quelli che con la forza ritengono di ottenere il consenso, quelli che non si commuovono neanche dinanzi ad un bimbo che piange, quelli che del sadismo hanno fatto il loro modo di vivere. 

​Gesù ribadisce, dopo averlo già espressamente affermato con le Beatitudini, che Lui … sta dalla parte degli umili e degli ultimi. Umili e ultimi non sono perdenti perché non sono sconfitti.

Umili e ultimi non sono quelli che restano dietro, non sono quelli che non arrivano mai, non sono quelli che strisciano, non sono quelli che arretrano, non sono quelli finiscono nel dimenticatoio e non sono quelli che alla fine si arrendono. 

​Gesù non propone una fede, un’esperienza, una scelta “per sconfitti”, come sembra ritenere la nostra Chiesa affaticata e claudicante, intimorita dai tanti scandali, oppure ancora illusa dai tradizionalismi che sono anacronistici o da chi afferma che tutto va bene. Una Chiesa che non crea discepoli ma fiacche abitudini. 

Gesù non vuole discepoli per convenienza. Non intende avere nulla a che fare con quelli che hanno paura di sporcarsi le mani con i meno fortunati. Non li vuole “inchiodati”, ma veri schiodanti. 

​È questa la scelta di una “chiesa che cambia”. Una Chiesa che cambia perché sta con i poveri e che non usa i poveri. 

​Accoglienza, condivisione, promozione sono le parole chiave di chi umilmente “attacca il male” e lo sconfigge. È questo il modello nuovo che dobbiamo realizzare per prendere le distanze da chi vuole che le nostre comunità ecclesiali continuino a contare le candele da posizionare sull’altare o i camici con il merletto da indossare. Gesù non vuole una Chiesa che sia un branco di perdenti pronti solo a consolare e mai disponibili ad affrontare le problematiche del mondo perché inquadrati in una massa di “sfigati”.  Gesù vuole una Chiesa che di fronte alle nuove sfide, a tutte le periferie esistenziali, alle logiche di chi esclude e massacra, si rinnova riabilitando tutti e, cominciando dal basso e da ogni persona esclusa, propone uno stile di vita votato a dare un senso alla vita di ciascuno.

​Gesù non propone un cammino per una “chiesa di rifatti”, ma un impegno per non essere una “Chiesa di inutili”. Una Chiesa che ha come criterio quello di abbattere i pesi e di rimettere in vita quanto è apparentemente insignificante.

Il vostro parroco

Antonio Ruccia