RINASCERE COME FAMIGLIA – DOMENICA 28 DICEMBRE 2025

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2, 19-23)

In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Quella di Gesù non certo si può dire sia stata una vita facile. Apparentemente “fortunato” per essere stato immediatamente accolto da una giovane fanciulla di Nazaret, ha dovuto affrontare una serie di vicissitudini del tutto inaspettate.

Nasce fuori della sua casa. Escluso da tutti perché forestiero e di un ceto economicamente poco abbiente, relegato tra gli animali a causa di un sovraffollamento delle realtà ricettizie del paese, visitato solo da pastori che vegliavano nella notte le loro pecore e da sapienti orientali con tanto di turbante definiti Magi perché avevano scrutato il cielo vedendo una stella, Gesù e la sua famiglia accolgono tutti da fratelli e non certamente da ospiti.

Durante la notte un angelo aveva richiamato Giuseppe il falegname e gli suggeriva di partire perché in tal modo avrebbe evitato a Gesù di trovarsi nel cerchio assurdo inventato da Erode che, per paura di perdere potere e soprattutto il regno, aveva deciso di uccidere tutti i bimbi al di sotto dei due anni. Fuga in Egitto (Giotto) - Wikipedia

Verrebbe subito da pensare che la storia sembra ripetersi con i bambini di Gaza che continuano a morire sotto le bombe o a restare incastrati sotto le macerie o a quelli dell’Ucraina coinvolti una guerra che sembra non voler finire. Se si considera che un minore su cinque nel mondo vive in zone di conflitto, il tutto sembra molto più grave di quanto non si pensi.

Gesù, Maria e il Bambino, dopo un periodo non certo breve, tornano nella loro patria. Tornano a cominciano a fare famiglia. È a Nazaret che nasce la famiglia di Gesù. Ciò che la caratterizza è il suo fare casa e il suo essere casa aperta al mondo perché quell’uscio non sarà mai chiuso a nessuno.

A Nazaret nasce la famiglia. Non perché prima non lo fosse, ma perché è nel villaggio galileo che Gesù passa da bambino a figlio. È la realizzazione della profezia di Osea (11,1) in cui il Signore si descrive come un padre che ama il proprio fanciullo e si mette in cerca di lui. Un figlio non potrà mai restare fuori casa. Sarà accolto sempre, anche quando ha sbagliato (Lc 15, 11-32) e anche quando sarà testardo o ingannerà il padre come nella parabola dei due figli. (Mt 21, 28-32) Sacra Famiglia, la famiglia che custodisce la fede - Parrocchia San  Bernardino

Tra bambino e figlio c’è, infatti, un’enorme differenza. I bambini sono quelli che crescono o, meglio, fanno fatica a crescere, perché vivono in un mondo ovattato e poco inclini a mettersi in gioco rimandando continuamente le decisioni. I figli, invece, sono quelli che colgono che è necessario diventare uomini e donne e soprattutto diventare responsabili non solo di sé stessi, ma anche dell’intera umanità.

Gesù per questo non sarà mai un figlio sottomesso alla famiglia. La sua sarà una missione. La figliolanza è una vocazione. Non bisogna mai sentirsi minoritari, ma espressione di un amore che deve mirare al servizio e all’incontro fraterno con l’umanità.

Tutto ciò ci permette di cogliere che la crisi della famiglia, che oggi è sotto i nostri occhi, è una crisi emozionale e soprattutto valoriale. La famiglia è chiamata non solo a nascere, ma soprattutto a rinascere. L’importanza di una famiglia non rientra nella sfera della convenzione societaria, ma in quella della vocazione e del servizio. Non si nasce per sopravvivere per poi finire. Si nasce per dare un senso alla vita e continuare a darlo servendo tutti.

La vocazione a fare famiglia è vocazione ad essere persone che generano amore. Anche la famiglia deve rinascere dall'alto Un amore non circoscritto, come ci insegna la Santa Famiglia di Nazaret, ma che allarga le logiche dell’amore servendo piccoli e poveri e promuovendo il bene dell’umanità.

L’importanza dei figli non è una questione biologico-generativa, ma un’esperienza che rafforza il legame con la vita terrena e rende le persone impegnate nel servizio reciproco. L’amore non è una questione soggettiva, ma è una questione in cui nessuno deve sentirsi un escluso o, peggio ancora, un intruso. La promozione della vita umana e l’impegno contro tutte le forme di morte sono impegni che si forgiano in famiglia e non solamente in una struttura che chiamiamo casa.

Il ruolo delle istituzioni nella società dell’AI diventa così determinante. Le politiche antilife e quelle che non prevedono aiuti economici alle famiglie, soprattutto verso quelle che sono numerose, richiedono impegno per non far cadere questo pilastro della società indispensabile perché ogni bambino diventi figlio. Né deve venir meno il ruolo della Chiesa e della parrocchia in particolare nell’essere attente nel promuovere e nell’accogliere i giovani perché rinasca la famiglia e diventi casa di amore vero di Cristo e per Cristo.

Il vostro parroco

Antonio Ruccia