I RISORGENTI – DOMENICA 30 AGOSTO 2026

Associazione Culturale "I Tralci": aprile 2022

Dal vangelo di Matteo (16,21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non t accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Per connettersi è necessario che ci sia tra due poli un collegamento. Se poi applichiamo questo riferimento a Cristo e a quanto Lui propone è necessario che tra noi e Lui si trovi quel punto che ci permetta di diventare non solo suoi seguaci come molti intendono, ma veramente suoi amici veri in grado di ascoltare e realizzare concretamente la bella e stupenda notizia del Vangelo. La connessione non è solo la capacità di entrare in relazione, ma è soprattutto la volontà di realizzare un progetto. Quello di Gesù non è un progetto utopico, ma è prima innovativo e successivamente concreto perché mira ad elevare la dignità personale attraverso un’esperienza comunitaria.

Gesù chiede la “smilitarizzazione della fede”. Indica un progetto che passa dalla croce e che “il terzo giorno” si concretizza in qualcosa che sa di eternità. Insomma, chiede che la scelta di andare con Lui a Gerusalemme generi i cosiddetti “risorgentiLa teologia della "incarnazione profonda" - SettimanaNews che siano in grado di percorrere una strada nuova che li condurrà oltre ogni tipo di morte e di mortificazione umana.

Gesù stesso credeva di essere stato chiaro con i suoi discepoli circa l’obiettivo da raggiungere quando afferma con chiarezza di dover, con loro o senza di loro, andare a Gerusalemme e, dopo essere passato da un’esperienza di sofferenza e morte, risorgere il “terzo giorno”.

Tutto questo crea un disagio proprio nei discepoli. Il perché Gesù avrebbe dovuto percorrere una strana strada per raggiungere Gerusalemme, scontrarsi con i difensori della Legge ebraica e dover affermare la smilitarizzazione della fede creava qualcosa di insostenibile. Inoltre, prospettava un cammino che anche per loro sarebbe stato difficile perché richiedeva che ci si inerpicasse con fatica e per giunta su una ripida salita. Non era un semplice andare e non era nemmeno un cammino che gli avrebbe permesso di vincere un premio. Si trattava di superare la croce e di smilitarizzare la fede per incrociare Gesù e risorgere il terzo giorno.

La reazione negativa di Pietro non è da giustificare, ma per un certo verso ritenere plausibile sia a livello personale, sia a livello comunitario. Lui, che era stato paladino di un’affermazione che gli aveva permesso di acquisire la “chiavi” della Chiesa e si riteneva un “crociato” di Cristo pronto a difendere la fede dagli assalti dei nemici, ora era richiamato a fare qualcosa che non rientrava nella sua logica di uomo. Pietro temeva di perdere quanto aveva conquistato perché nella sua “forma mentis” era chiara l’idea di un Cristo trionfatore e vincitore.

Gesù replica con un “sonoro” richiamo e indica che solo con la croce sarebbe stato possibile risorgere il terzo giorno e cominciare a concretizzare quel popolo di “risorgenti” di cui avrebbe fatto certamente da capofila. Rivolgendosi a Pietro e dicendogli: «Va’ dietro a me, Satana!»”, Gesù usa gli stessi termini che aveva adoperato nel deserto per rifiutare le seduzioni del tentatore. Come al tentatore, al diavolo, Gesù dice “Vattene”, così Gesù fa con Pietro, ma in questo caso, non rompe con il discepolo, ma gli offre la possibilità di mettersi dietro di Lui. Quello che Gesù aveva definito una pietra adatta per la costruzione della sua “ecclesia”, cioè la comunità dei credenti convocata dal Signore, quello che era stato chiamato ad essere un mattone per la costruzione, adesso era chiamato a cogliere come lo scandalo della croce doveva essere un’esperienza di rinascita e soprattutto prima pietra per la costruzione di una “chiesa di risorgenti”.

Questa esperienza di una “fede smilitarizzata

composta da una Chiesa-comunità non inquadrata militarmente e soprattutto schematizzata mostra come Gesù intende abbattere la croce e non mostrarla come emblema di difesa, ma come forma di amore.

Smilitarizzare la fede per costruire un popolo di risorgenti in cui è necessario spogliarsi da tutti gli atteggiamenti di integralismo religioso. Non si tratta di far parte di un popolo pronto a combattere i nemici di Cristo e di indicare una prassi o una teologia unilaterale e dogmatica. Gesù mostra qualcosa di nuovo che va oltre la croce e indica la strada della misericordia dicendo chiaramente che le commistioni di ogni tipo di potere occulto devono essere bandite.

Il popolo dei risorgenti dovrà essere chiamato a risorgere per andare oltre ogni morte.

Pronto ad andare in alto e a non avere paura di mostrare che il Vangelo è vita. Vuol dire che i risorgenti dovranno affermare il rifiuto della guerra e di ogni tipo di violenza mostrando la via della fratellanza e dell’integrazione senza far perdere a nessuno la propria identità e soprattutto di smilitarizzare prima e di disarmare dopo i cuori di tanti che hanno sempre in loro la voglia di quella supremazia che non coincide mai con quanto affermato e operato da Gesù.

Il vostro parroco

Antonio Ruccia