PAROLE DEVASTANTI – ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA 2026

Dal vangelo di Luca (Lc 1,39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia

per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia,

come aveva detto ai nostri padri,

per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Non è una festa di mezz’estate o di fine estate. È la festa di una realtà che lascia tutti sconcertati per quello che succede.

Con l’Assunzione della Vergine non si chiude il tempo umano di una donna eccezionale. Si apre il tempo dei cristiani e della Chiesa che è invitata ad essere sempre devastante in tutto, non lasciandosi mai prendere dalla pigrizia e dalla logica del rilassamento, ma proponendo sempre qualcosa di impensato.

La scena si apre con una visita inaspettata. Sulla soglia di casa, una giovane donna chiede di entrare dopo aver salutato la gravida cugina.

La scena crea incertezza. Una persona che senza pronunciare parola si mette a disposizione. Qualcosa di veramente devastante. Una scena che ci rimanda ad un interrogativo.

Perché in fretta Maria si reca da Elisabetta? Perché un emigrante chiede ospitalità, un povero un piatto di minestra o un bambino di non essere buttato o eliminato?

Elisabetta non è meno devastante di Maria. La definisce benedetta e la colloca tra le donne forti della Bibbia come Giaele e Giuditta nel libro dei Giudici. Con quel linguaggio sconcertante, la ritiene credente dell’impossibile.

Maria replica con parole ancora più sconcertanti e devastanti. Il suo Magnificat è quello del cuore di una mamma che anticipa sempre le scelte del Figlio: Lui sarà sempre dalla parte dei poveri.

Alle parole si uniranno i gesti del Figlio.

Per essere “assunti”, bisogna diventare devastanti e annunciare che dietro ogni parto c’è un impegno da operare affinché ci sia sempre condivisione in terra e oltre.

Il cielo non può chiudersi in una stanza. Bisogna spalancare il cuore e rendersi vivi in terra e in cielo.

Il vostro parroco

Antonio Ruccia