DA TENTATI A CHIAMATI – Domenica 5 Marzo

Mt 4, 1-11 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 

 

Gesù è condotto all’inizio del suo ministero pubblico nel deserto e lì è tentato dal diavolo. Apparentemente è una sfida aperta, in campo aperto e con grandi probabilità di cedimenti, vista la presenza del suo acerrimo nemico.

Come per gli Ebrei esuli dall’Egitto, anche l’esperienza del deserto da parte di Gesù, è solo un tempo limitato. E’ una prova da vincere e così essere pro-vocati. Non più un deserto di angosciati e puniti, ma il luogo in cui scoprire la chiamata e incamminarsi verso altri lidi non raggiunti.

Se per alcuni la grande difficoltà sta nello scalare i difficili momenti della vita, Gesù vuole insegnarci che bloccarsi al primo ostacolo non è del tutto positivo. Sboccarsi, invece, dagli ostacoli vuol dire incamminarsi per raggiungere gli obiettivi imprescindibili per diventare persone.

Sull’esempio di Gesù, siamo invitati a passare da tentati a chiamati, come Chiesa, come famiglie, soprattutto come comunità e diventare costruttori di un mondo migliore.

Le tre tentazioni diventano così tre grosse opportunità di rilancio di quella vita in cui ci si lascia andare senza avere molte prospettive.

La scelta della solidarietà non è quella dell’intimismo perché non di solo pane vive l’uomo. Anzi è la scelta di chi ha colto che dividere il pane vuol dire cambiare lo stile di vita e scegliere le cose semplici. E’ l’esperienza di chi dice no agli sprechi, al pane gettato, di chi ha colto che le masse dei profughi infreddoliti per egoismo umano sono il segno di chi ha cancellato l’altro dalla propria vita. Per dirla con le parole di papa Francesco: la giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita (Messaggio Quaresima 2017).

La scelta di essere testimoni nelle difficoltà, non è quella delle paure di gettarsi dai punti più alti dei vari pinnacoli dei templi dove il diavolo ci ha condotto, ma quello di rimanere sui pinnacoli e di bloccarsi senza mai osare nulla. E’ la grande difficoltà di non sentirsi mai pronti a saper dare futuro. Più che cambiare ci si limita a scappare. Eppure i testimoni che si gettano e rendono gloria a Dio nella nostra società non mancano. Mettersi dalla parte dei nascituri e delle mamme non è cosa da poco nella società del riciclaggio, dove un aborto non fa testo e un malato terminale non è che solo un numero da eliminare. La tentazione deve diventare in questo caso proposto di condivisione per testimoniare con forza che più che gettarci dobbiamo abbandonarci all’amore di Dio.

La scelta della piccolezza non è quella che ricerca la potenza e la vanagloria nel denaro, negli affari, nei compromessi, nelle logiche da lucro, nelle speculazioni, nelle commercializzazioni di sesso, droga, alcool. E’ la scelta di non inchinarsi alle lobby, ma di smarcarsi per dare senso con i mezzi poveri a un deserto che da essere luogo inaccessibile diventi luogo di amore e riconciliazione.

La Quaresima è il tempo d’oro in cui siamo chiamati a essere una Chiesa dai volti e dai risvolti nuovi. Passare dall’essere tristi a diventare entusiasti e diventare una comunità risvoltata