APRIRE SCIOGLIERE PARLARE – Domenica 5 Settembre 2021

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37)
 
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
 
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
 
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Aprire, sciogliere e parlare sembrano essere tre verbi diversi tra loro. Tre verbi “sconnessi”, senza alcun costrutto in comune e soprattutto senza consequenzialità.

         Eppure … questi tre verbi sono un concentrato di progettualità personale ed ecclesiale che indirizza verso un discepolato fuori dai canoni tradizionali. Un discepolato che segna e lascia lo strascico al punto da poter dire alla fine che è possibile creare un mondo migliore. Un mondo in cui la fraternità sta nella non estraneità.

         Gesù, nel ritorno da Tiro e Sidone, spezza le logiche intrinseche del credere di avere il possesso della verità proprie della religiosità ebraica, superando i confini che facevano coincidere il credere con l’appartenenza alla terra d’Israele. Egli apre ad una sequela in cui ciascuno è chiamato a dare il suo contributo annunziando quanto è stato ri-creato in lui da quanto ha ricevuto proprio dal Dio-amore che lo ha generato.

         Nell’incontro con il sordomuto, portatogli perché gli imponesse la mano, Gesù apre alla ri-creazione. Non solo gli impone la mano, ma soprattutto riprende i gesti fatti da Dio nella creazione dell’uomo e gli permette di essere pronto per una nuova vita.

Gli aprì gli occhi, gli sturò le orecchie e gli sciolse la lingua.   APRIRE SCIOGLIERE PARLARE. Sono queste le tre prospettive indicate da Gesù per essere suoi discepoli. È da qui che comincia il cammino che, anche per noi, deve assumere prospettive diverse.

Proviamo a ridire con papa Francesco dinanzi al deserto di piazza san Pietro del 27 marzo 2020 che “abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità

Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato”.

La logica dell’onnipotenza, della perfezione e dello scientismo svuotato di Assoluto, lascia il mondo, cristiani compresi, di essere al centro di tutto, ciechi ed incapaci di mettersi in discussione e di annunciare un Dio compassionevole e misericordioso. Gesù, invece, invita a ri-creare quanto è stato distrutto e a rinnovare completamente quanto è stato consumato.

Aprirsi a vedere il mondo con gli occhi dell’amore;

sciogliere i nodi legati ai personalismi, ai nazionalismi, ai perfezionismi, agli integralismi e provare a mettersi in relazione con le diversità;

parlare proponendo annunci di Vangelo là dove oggi siamo assenti.

Il coraggio dell’annuncio sta nel mostrare l’amore di Dio con la propria vita. E’ “gridare il Vangelo con la vita” per dirla con Charles de Foucauld. E’ l’indicare e il realizzare esperienze di servizio; è rinnovare il modo con cui presentare la bella notizia di Cristo contenuta nel Vangelo; è il progettare come entrare nel cuore della gente e in particolare degli assenti.

Vedere con gli occhi dell’amore vuol dire non limitarsi a guarire, ma è solo il primo passo per rinnovarsi e ri-creare un mondo nuovo alla maniera di Gesù.

Il vostro parroco

Antonio Ruccia