I PIROMANI DELL’AMORE – DOMENICA 14 AGOSTO 

Dal vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Chi avesse pensato che Gesù fosse un maestro accomodante e soprattutto senza spina dorsale, dinanzi alle affermazioni evangeliche che ha pronunciato si è dovuto ricredere. Gesù non è e non vuole che i suoi siano quelli che hanno il capo chino e si tirano indietro dinanzi alle difficoltà. Gesù vuole una comunità che ci mette tutto di sé per realizzare progetti di amore e di pace.

D’altronde tutta la storia della salvezza è costellata di uomini e donne che hanno acceso di speranza il mondo e lo hanno trainato costruendo dovunque amore.

Il roveto ardente per Mosè il balbuziente è solo l’inizio di una storia che lo vedrà protagonista nel condurre il popolo d’Israele verso la terra promessa. Elia sarà condotto in cielo su un carro di fuoco dopo essere stato il trascinatore di un popolo che spesso si allontanava da Jahvè. Lo stesso Giovanni il Battista è stato un uomo di fuoco. Ha speso la sua vita riaccendendo di speranza chi aveva perso il senso del vivere.

Gli apostoli sono stati portati ad annunciare la risurrezione e la salvezza per l’umanità dal fuoco di Pentecoste.

È questo che Gesù indica. Accendere di vita il mondo. Non servono i cristiani insignificanti che hanno paura della loro stessa ombra e si rifugiano nei sotterranei della tristezza. É tempo di diventare piromani dell’amore di Cristo e accendere d’amore il nostro mondo.

Accendere di vita tutti, a cominciare dalle nostre parrocchie che spesso si rintanano in schemi anacronistici e hanno paura di diventare comunità di speranza.

Accendere di vita i tanti giovani appiattiti e insensibili dinanzi a chi muore di fame o ai bambini che vivono nei bassifondi della terra.

Accendere di vita le famiglie. La paura di perdere il proprio tempo per mettere al mondo un figlio è segno della mancanza d’impegno a dare un senso al mondo.

È il momento di diventare piromani dell’amore di Cristo,coinvolgendo tutti in un mondo in cui essere lapilli di speranza e di pace.

Il vostro parroco Antonio Ruccia