GESU’ FA LA DIFFERENZA – DOMENICA 27 GENNAIO


Dal vangelo secondo Marco (Mc 1, 21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafàrnao, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli, infatti, insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

​Quella di Cafarnao è un’esperienza divisiva e determinante nello stesso tempo. Infatti, segna, a livello culturale, il passaggio dall’idea veterotestamentaria di un Dio che condanna ed elimina a quella nuova neotestamentaria di un Dio che con il perdono e l’amore crea inquietudine, ma nello stesso realizza il bene comune. Un “nuovo” che riempie le discrepanze del passato in riferimento a Dio e si pone nella determinazione di indicare una nuova strada perché tutto ciò che è male non solo dev’essere combattuto, ma soprattutto dev’essere eliminato. 

​Cafarnao etimologicamente significa villaggio della consolazione o addirittura villaggio della bellezza.

L’esperienza di questa città della Decapoli, multietnica e multiculturale, dove romani ed ebrei vivevano tranquillamente e nessuno escludeva neanche coloro che provenivano da oltre il Giordano, di combattere ciò che poteva essere un male per tutti diventa anche per noi un impegno a vivere in un mondo in cui più che escludere, dobbiamo collaborare  e essere portatori di bene. 

​Nel contesto di un sabato ebraico in cui tutto si fermava, Gesù, nella “grande sinagoga” della città, passa da “pio ebreo”, come tanti si aspettavano che fosse, a “profeta”. Un uomo senza peli sulla lingua, pronto a schierarsi dalla parte del bene e a far tacere ogni forma di male e di sopraffazione. Gesù sconquassa, inquieta, destabilizza e strappa tutti da quella “confort zone” in cui si trovano e in cui collocano il proprio Dio. 

​Così come tanti vogliono, anche oggi, Dio. Un Dio che risolve i problemi e che non s’immischia nelle problematiche di una storia che tende a distruggere e a mettere a tacere quanti creano disagi. Un Dio con cui avere a che fare, ma da tenere sempre a distanza. Un Dio che non deve entrare nella vita personale, ma che deve eliminare quanti potrebbero creare problemi. 

​Gesù con un intervento autorevole indica una strada nuova: mettere a tacere ogni forma di male e ogni persona che vive nel male. 

​Gesù fa la differenza.

Con la sua parola dichiara apertamente di aver aperto una breccia per percorrere una strada completamente diversa e nuova: l’eliminazione della forza che distrugge e l’inaugurazione della strategia del perdono. In tal modo Dio non condanna, ma ama tutti senza usare nessuno. Dio si avvicina a tutti e in maniera speciale a chi vive nel male o soffre per il male affinché nessuno vada perduto (cfr Gv 3,16; 10,28; 17,12)

​Costruire il bene sulla parola di Gesù vuol dire fare la differenza. Vuol dire coordinarsi con tutti e abbattere ogni forma di male. Significa dichiarare che guerra, fame, sfruttamento, violenza, mafie o distruzione possono e devono essere eliminate con l’amore. Vuol dire che parlare nel nome di Cristo e agire nel nome di Cristo significa impegnarsi perché il bene faccia sempre la differenza.

Vuol dire che con il servizio prestato all’umanità si esprime concretamente quel dono che non ha frontiere religiose o regole morali, ma crea solo prospettive di amore.  

Il vostro parroco 

Antonio Ruccia