DA UNA CHIESA SCATENATA AD UNA COMUNITA’ RINNOVATA – SANTA PASQUA 2024

DA UNA CHIESA SCATENATA AD UNA COMUNITA’ RINNOVATA –  SANTA PASQUA 2024

Dal Vangelo secondo Marco ( Mc 16,1-7. )

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. è risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. là lo vedrete, come vi ha detto”». 

​Quando si parla di Chiesa e di vita dei cristiani, soprattutto dopo la tragedia del Covid-19, l’immagine più ricorrente e che più le si addice è quella di una “Chiesa incatenata” e in alcuni casi addirittura “assente”. Nonostante le si affibbi questa icona inusuale, nonostante le catene ai piedi che sembrano frenarla nella sua vera missione che è l’evangelizzazione, laprospettiva di una Chiesa fatta da uomini e donne che ripartano dalla risurrezione è determinante. 

​Questa “chiesa incatenata” fatta di paure e timori da cui ha difficoltà a liberarsi è invitata a rispondere ad un interrogativo: evangelizzare o stazionare? Una prospettiva che richiama ciascuno a domandarsi se restare fermi sotto la croce al culmine del delirio oppure rimettersi in cammino lasciando in disparte il quieto vivere, l’indifferenza, l’uniformità al mondo, le fobie di “quegli altri” che provengono dai paesi poveri e di quel mondo “altro” che spesso parla di azioni sociali e di mancate presenze della stessa comunità cristiana. 

​Le donne che al mattino di Pasqua vanno al sepolcro sono “donne scatenate”. Sono donne in cammino che si preparano ad ungere il corpo di Gesù. Eppure … sono proprio loro che passano da “necrofore” ad “anastase”

Da donne che intendono ungere il corpo del Maestro a donne che si mettono “in piedi” per rimettere in vita un mondo che sta annaspando. 

​Sono donne dal capo alzato e donne della prima ora. Donne che non accettano né le morti provocate nel grembo prima che una vita venga al mondo, né quelle di chi decide semplicemente di “farla finita” staccando una spina, finendo per far passare per un gesto definito di eutanasia quello che è il vero gesto che si compie: il suicidio. 

​Sono vere “anastase”, donne che stanno “in piedi”, donne risorte che passano da essere “donne svuotate a mamme scatenate”.

​E poi … il giovane che le attende nel sepolcro indossa una veste bianca. Non è forse lo stesso giovane che era scappato mentre Gesù portava la croce ed era rimasto nudo? Chissà? Eppure, proprio lui, indica la strada della propositività. 

​È l’immagine della Chiesa rinnovata e rinata, soprattutto di una Chiesa “riqualificata”, oltre che “inviata”. Inviata dove il vuoto e la morte sembrano farla da padroni. È quel passare dalla casa alla strada che è determinante perché tanti divengano “anastasi”, delle persone “in piedi”, dei veri e propri risorti. 

​Pasqua è tempo di novità. Di qui il rilancio dei “rinnovati”, dopo essere stati “scatenati”. Pregare in maniera nuova evitando le parole anacronistiche di certi testi che sembrano essere piuttosto inefficaci di fronte alle guerre e alle violenze che viviamo; riorganizzare le dinamiche delle famiglie che appaiono sfilacciate per quella logica del “mammismo e babbismo” in cui vivono con i loro figli; impegnarsi per la genitorialità sconfiggendo le fobie dei nascituri in arrivo; realizzare progetti di carità diversificandoli per ambiente e territorialità.

​Una comunità rinnovata,che passa per un cammino da realizzare da “anastasi” riqualificando ogni gesto, ha l’obiettivo di far conoscere e riconoscere a tutti l’amore immenso di Gesù che ha dato tutto per noi.

Il vostro parroco

Antonio Ruccia