SFIDANTI MAI PERDENTI – DOMENICA 12 MAGGIO


Dal vangelo secondo Marco (Mc 16, 15-20)

In quel tempo, [ Gesù apparve agli Undici ] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Non è la fine. È semplicemente il punto di partenza. È l’inizio di un cammino in cui non mancano le “sfide” da affrontare. Gesù sale al cielo e non pone un punto alla sua missione. Ha piena fiducia nei suoi discepoli tanto da affidargli il mandato di andare in tutto il mondo ad annunciare la sua proposta d’amore. 

​Quella di Gesù non è una “sfida” nei confronti dei suoi uccisori che avevano pensato di aver risolto la storia di un visionario e di un impostore che aveva coinvolto una parte non indifferente della gente. Non è nemmeno una vendetta dopo l’apparente sconfitta di quel tragico venerdì pre-pasquale in cui lo avevano inchiodato ad una croce esponendolo al ludibrio dell’umanità. 

​E’ l’inizio di una storia che da allora innanzi avrebbe dovuto avere come protagonisti uomini e donne decisi a raggiungere nuovi obiettivi nella loro vita, ma soprattutto disposti a dare un senso all’insignificanza della vita di tanti che vedono scorrere i loro giorni nel vuoto, senza pensare di poter stravolgere quanto scivola verso il nulla. 

​È l’inizio di una storia nuova. Una di quelle che nessuno aveva scritto fino ad allora. Non la storia delle battaglie di Cesare o di Augusto; non la storia delle arringhe di Cicerone nel senato romano o nel foro dell’Urbe. E’ l’inizio di una storia in cui Gesù chiede che siano protagonisti non solo i discepoli, ma anche  tutte le persone ci mettano il cuore e escano dal tritacarne di ogni  società che spesso prepara uomini e donne in serie, sfornati senza un’anima e soprattutto senza cervello pensante. 

​Ai discepoli “dai piedi lavati” che, nonostante fossero passati quaranta giorni dalla Pasqua, sentivano ancora l’ebbrezza dell’acqua che lo stesso Gesù aveva versato sui loro piedi; a loro che, nonostante avessero vissuto per ben tre anni con il Maestro, pensavano di aver perso le “sfide” che aveva lanciato, Gesù affida un nuovo compito: diventare liberanti.

​Pronti a sciogliere dalle catene tutti coloro che si trascinano. Pronti a sciogliere dai traumi tutti i perdenti della storia che provano a nascondersi dietro i paraventi della loro insignificanza. A loro affida le “sfide” di ogni epoca e chiede di porre fine ad ogni sopruso.

​Li vuole “sfidanti” contro ogni logica di morte; li vuole sfidanti contro le guerre che spesso sono addirittura dichiarate giuste; li vuole intelligenti nella ricerca  contro le malattie e li vuole “sfidanti” contro le discriminazioni soprattutto quando sono rivolte verso la disabilità, la povertà o la mancata accoglienza per chi arriva da un’altra parte delmondo. 

A questo nuovo popolo fatto di persone che “sfidano” l’impossibile, Gesù traccia un percorso nuovo. Per questo non li vuole “perdenti”. I discepoli “dai piedi lavati” non timbrano mai il passaporto della scontentezza, non si accontentano di coloro che li etichettano come brava gente; non amano amare con il bilancino del farmacista e non vanno alla ricerca del denaro ritenendolo prioritario per l’annuncio della “bella notizia”. 

​Con l’Ascensione comincia il cammino di una comunità diversa. Una comunità mai piangente, mai perdente e soprattutto mai solo prudente. Una comunità profetica ed evangelizzante: una comunità credente.

​È una comunità non di “sfigati”, ma di “sfidanti” che mettono al primo posto Cristo, un Cristo coinvolgente, trasformante e liberante, chiamata ad annunciare l’amore che libera e non che ingabbia; chiamata ad annunciare un amore strabiliante e mai perdente. 

Una comunità di “sfiniti” per il lavoro, ma mai “finiti” perché è un percorso infinito indirizzato verso mete infinite. 

Il vostro parroco

Antonio Ruccia 

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