OGGI COME IERI LETTERA A DON TONINO

Caro don Tonino,

tu che ci hai sempre insegnato a lavorare per la pace, a spenderci per un mondo in cui i conflitti possono essere eliminati, purtroppo dobbiamo dirti che, anche questa volta, la nostra storia sta andando nella direzione diversa da quella che tu ci hai più volte proposto.

In quella parte del mondo a te tanto cara, dove Gesù è vissuto e di cui eri terribilmente innamorato, si sta combattendo un’ennesima guerra. Qualcuno la chiama la terza guerra del Golfo, qualche altro l’ha definita la guerra dell’Iran e degli Stati Uniti d’America dimenticando il Libano e gli altri focolai presenti nel Medio Oriente e qualche altro l’ha indica come la terza guerra mondiale. Ci siamo tutti dentro ed ora che alcune risorse cominciano a mancare e i prezzi ad aumentare sembra che, oltre le nostre interminabili preghiere, qualcuno si stia svegliando.

È da circa due anni che sentiamo parlare di Ebrei e di palestinesi. È da oltre quattro anni che ascoltiamo ogni mattina di attacchi avvenuti per mezzo di droni nella non lontana Ucraina. Ed è da altrettanto tempo che non si parla più del deserto che avanza, del clima che è impazzito, delle vittime nel nostro Mare Mediterraneo e dei disastri ambientali dell’Amazonia o dei fumi emanati dalle fabbriche inquinanti in tante parti del mondo.

Sai! Abbiamo imparato a conoscere cose nuove. Cose che sembrano sfiorarci relativamente. Eppure, sono realtà che spesso sono travisate soprattutto da quanti per amor di tasca sono capaci di giocarsi anche gli affetti più cari.

Abbiamo imparato a scoprire che sono aumentate le neoplasie. Sai, questo è un eufemismo, per non usare la stramaledetta parola “tumore”. Tutti dicono che vogliono combatterlo. Pochi, per non dire uno o due, affermano che le scorie emanate nell’aria dalle bombe finiscono anche dentro di noi provocando quella morte conseguenza di polveri cattive nell’aria. Senza conoscerlo anche noi siamo vittime di guerra.

Avevamo imparato a conoscere l’esistenza dell’uranio impoverito. Tanti militari sono tornati dall’altra parte del Mediterraneo malati e alla fine ci hanno rimesso la pelle. Ora stiamo imparando a scoprire che c’è l’uranio arricchito che potrebbe provocare altre vittime se utilizzato a scopo bellico. Tu che ti sempre interessato di tutto lo sai che stiamo parlando della bomba atomica, ma sembra che interessi solo a pochi.

Abbiamo imparato a conoscere che esistono le terre rare che servono principalmente per creare magneti permanenti ultra-potenti, componenti elettronici, batterie per auto elettriche e turbine eoliche. Grazie alle loro uniche proprietà magnetiche, luminescenti e conduttive, sono cruciali per la transizione energetica, la digitalizzazione e l’aerospaziale. Ma pochi saranno che dalla estrazione di questi materiali la stragrande quantità diventa semplicemente rifiuto e finisce in discrasiche che alla fine diventano tossiche.

Abbiamo anche imparato a scoprire che le risorse naturali dei paesi poveri del mondo sono state già comprate dalle vecchie e nuove potenze economiche mondiali. Prima si chiamava colonialismo, oggi si chiama menefreghismo. Prima si chiamava imperialismo, oggi si chiama sfruttamento umano. Prima il denaro era nelle mani di ricchi uomini bianchi o di pelle scura, ora è nelle mani di multinazionali di cui non si conosce mai il padrone o l’amministratore delegato.

Che fine hanno fatto le tue lettere al fratello marocchino o i numerosi appelli alla pace, che fine hanno fatto le lettere scritte a Mosè, il profeta che aveva traghettato il popolo verso la terra promessa e soprattutto quella lettera a Gesù dove ci invitati a superare l’aridità del deserto e a rimettere in vita il mondo?

Tu che hai avuto il coraggio di sfidare tutti quando sei andato nella ex-Jugoslavia per marciare senza armi ed indicarci che c’è una via alternativa alla guerra, suggeriscici ora quale strada dobbiamo percorrere. Quale educazione dobbiamo dare ai nostri ragazzi e ai nostri giovani che sembrano indifferenti su tutto, guerra compresa. Suggeriscici come procedere per poter dire ai capi delle nazioni che la violenza e la guerra non portano a nulla. Che la guerra non solo è un’avventura senza ritorno, ma soprattutto è una valle di lacrime. Che le lacrime delle mamme che non vedono tornare i figli non si possono asciugare, che le braccia non si potranno mai più allungare verso quelli che non torneranno più e che i nuovi orfani hanno gli stessi diritti dei figli di quelli che, con tanti sotterfugi, non sono mai partiti e non si sono mai mossi dalle loro case.

Indicaci tu la via della pace. Indicaci le strettoie da cui passare e soprattutto dove reperire il coraggio di osare la pace. Noi, uomini e donne, ragazzi e giovani di questo terzo millennio abbiamo bisogno di sentire che la pace è possibile. Noi figli del Covid-19 che ci siamo chiusi nell’egoismo e che preferiamo gli smartphone alla compagnia degli amici, ridicci che la pace non è un’utopia e che l’amore non è circoscrivile nei confini di uno stato.

Questa sera non abbandonarci e poiché sappiamo che ci sei ti preghiamo di non andare via da noi.

Per questo vogliamo osare e ti chiediamo di aprire il cuore a chi governa perché lavori per la pace e di allargare le vedute di chi crede in un mondo di fratelli e di sorelle in cui è possibile vivere in pace. Da domani non vogliamo più essere spettatori della pace, ma costruttori di amore e vogliamo insieme diventare profeti d’amore non solo sminando il mondo, ma soprattutto amando tutti perché, quel Gesù che ci ha insegnato ad amare, ne siamo certi che sta in ogni persona.

Ora che ti sentiamo più vicino, oggi più di ieri, ispiraci cosa fare perché non intendiamo tornare a mani vuote, ma vogliamo con te costruire la pace a cominciare da quanti non hanno avuto di dire la verità e hanno oltraggiato la vita anche in questo nostro quartiere.

Grazie don Tonino!