INVASIVI – DOMENICA 17 MAGGIO 2025

La difficile vita dei cristiani nella Cina dell'impero mandarino e della  rivoluzione comunista - Il Corriere Apuano

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore

Tutto comincia in Galilea. Dovremmo meglio dire che tutto ricomincia in Galilea. Anzi faremmo meglio ancora di più a ridire: tutto riparte dalla Galilea.

Se Gesù stesso aveva iniziato la sua missione dalla Galilea, terra difficile e luogo di convivenza tra popolazioni non solamente di origine ebraica, definita più volte “crocevia delle genti”, il mandato agli Undici non poteva che darlo da un “monte” della Galilea. Una proposta che avrebbe visto i “suoi” nuovi responsabili di un’azione non più circoscrivibile ad un singolo territorio. Si trattava di una proposta che, soppiantando i criteri dell’annuncio del passato, richiedeva assunzioni di responsabilità che vedesse proprio gli Undici non in trincea, ma in marcia verso nuove mete. Ascensione. Solo il Signore ci salva

Gesù appare preoccupato da una parte di trovarsi di fronte uomini insicuri e timidi (d’altronde emergono chiaramente i loro dubbi) nell’affrontare nuove strade. Dall’altra li incoraggia e li responsabilizza al punto da inviarli nel mondo sottolineando che la missione sarebbe stata garantita dalla sua eterna presenza.

Gli Undici assumono così gli atteggiamenti già emersi in precedenza e si prostrano ai suoi piedi come già qualcuno aveva fatto in passato. Davanti al Cristo si erano prostrati i Magi quando erano giunti, dopo il loro viaggio, nella stalla di Betlemme; il lebbroso, che poi si scoprirà essere un Samaritano, che insieme ad altri nove viene guarito sulla strada verso Gerico; la donna che irrompe nella casa di Betania e unge i piedi di Gesù chiedendo scusa dei suoi comportamenti.

Si evince subito che il “nuovo” progetto include tutti, stranieri compresi, e che Gesù dichiara terminato il tempo del solo popolo eletto e inaugura il tempo del popolo fatto da imperfetti, ma pronti a mettersi in discussione e a proseguire il cammino.

Con l’andare, il battezzare e l’insegnare Giovane e cristiano. Possibile? L'esperienza esemplare di Matteo. - Matteo  Farina Gesù dichiara aperto il tempo della “Chiesa dal moto perpetuo” presente nella storia e mai sfuggente. Una comunità che parla con la storia, non si sgancia dalla storia e che ama la storia, perché ha colto che deve santificarsi con la storia.

Una comunità che sia invasiva e che diventi cittadina della storia e del mondo. Una comunità che colga subito la necessità di vivere il suo battesimo e una cittadinanza attiva.

Di qui l’esigenza che oggi la Chiesa sia impegnata nel mondo nell’essere responsabile ed incisiva nello stesso tempo.

L’impegno per Cristo va nella direzione dell’essere responsabili ed incisivi per la realizzazione del bene comune. Il che vuol dire acquisire e far acquisire il principio morale, politico ed economico mirante ad offrire un accesso equo alle risorse naturali ed economiche di tutti i popoli; vuol dire avere un’incisività maggiore nella promozione della solidarietà con progetti fattibili che prevedano il contributo anche di uomini e donne non appartenenti ”ai nostri cenacoli”; vuol dire iniziare a vivere una nuova cooperazione pastorale che veda i battezzati santificarsi con le realtà del mondo senza mollare nel fare e costruire comunità cristiane riunite intorno all’Eucarestia.

Gli invasivi potrebbero sembrare un po’ cristiani trasgressivi. No a divisioni tra cristiani: apparteniamo tutti a Cristo” | La Porzione In realtà l’invito di Gesù va in questa direzione: essere cristiani invasivi e incisivi che provano a non fermarsi di fronte alle difficoltà e che hanno il coraggio di continuare a camminare per portare continuamente il Vangelo, diventando così “cristiani di strada” .

Il vostro parroco

Antonio Ruccia