
INTER®ATTIVI
Dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-23
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Gesù sembra non perdere tempo con i suoi discepoli. Già la stessa sera di Pasqua, mentre i suoi discepoli si rifugiano nel Cenacolo, senza sfondare le porte dove erano rinchiusi, si presenta davanti a loro e li scuote al punto da proporgli di essere testimoni “attivi” nel mondo.
Li consacra, donandogli lo Spirito, per essere testimoni di amore. È solo l’inizio di un cammino che nasce sulla falsariga della Pentecoste ebraica. Questa, celebrata nel giorno del compimento delle sette settimane dopo la Pasqua, commemorava il momento in cui Dio consegnò le tavole della Legge a Mosè sul Monte Sinai.
Gesù con la discesa dello Spirito santo sugli apostoli inaugura il tempo nuovo per il nuovo Israele. La Chiesa, nuovo Israele,
non doveva avere il carattere dell’esclusività, bensì quello dell’inclusività, senza annullare le differenze, ma trasformando la frammentazione in sinfonia.
Il linguaggio profetico ed inclusivo di Gesù di cui la Chiesa doveva farsi carico mirava a superare la logica della Babele con la sua dispersione delle lingue e dei popoli, spingendo a superare i confini autoreferenziali e inaugurando un’era in cui la fraternità doveva costruirsi con la comprensione reciproca.
Una Chiesa dai grandi spazi aperti avente come primo obiettivo quello di eliminare le divisioni e di indicare che la fraternità è possibile. Una Chiesa “attiva” su più fronti pronta a caricarsi dell’umanità e a mettersi al suo servizio.
Una Chiesa che sfoggia “gli abiti civili”.
Mette da parte i suoi paramenti migliori e usa nuovi parametri che sanno di interattività. Una Chiesa che appare splendente soprattutto quando, anche di fronte ai grandi problemi della nostra società in cui non mancano il commercio delle droghe, la corruzione e la criminalità, si slancia in proposte di fraternità miranti ad elevare la dignità umana.
Di fronte alle cinque grandi questione della società odierna, globalizzazione, multiculturalità, intelligenza artificiale, tecnocrazia (intesa come potere politico a scapito delle persone) e capitalismo disumanizzante dove i mercati economici definiscono i bisogni soffocando il servizio alla persona umana, la Chiesa è chiamata ad essere, senza paura, “inter®attiva”.
Questa interattività richiede un lavoro capillare che passi per proposte nuove, frutto dell’ascolto dell’umanità. La sfida delle aree urbane su cui convergerà il futuro dell’umanità richiede che la Chiesa diventi “inter®attiva” e si rilanci nell’impegno per una società inclusiva, un cercare continuamente il dialogo e l’evangelizzazione delle nuove generazioni, nuove e diverse proposte di fede che ruotino intorno ad una umanizzazione della società, la conoscenza del Vangelo nelle famiglie e un’economia che ponga al centro la persona piuttosto che il profitto.
Per essere “inter®attiva” la Chiesa dovrà essere “open space”
e non disdegnare, così come ha proposto Gesù ai suoi discepoli, di lavorare in spazi aperti unendo le diversità e rilanciando la fraternità.
Il vostro parroco Antonio Ruccia