TRINITA’
Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 16-18)
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Quella della Trinità è la storia di un Dio inedito. Una storia mai scritta prima di Gesù e che non trova mai qualcosa che possa arrivare ad essere completamente equiparata.
Quello della Trinità non è un semplice mistero che alcuni si cimentano a spiegare proponendo eufemismi e attingendo a linguaggi incomprensibili umanamente.
Quello della Trinità non è un dogma circoscritto nelle aule universitarie delle facoltà teologiche o in libri scritti e aperti prima di un esame e deliberatamente chiusi appena lo si è sostenuto.
La Trinità è una storia di un Dio che non dimentica perché la sua intelligenza è lungimirante e soprattutto il suo amore è immenso perché usa parametri che non hanno paragoni. 
Nell’incontro notturno tra Gesù, il Rabbì d’Israele, e Nicodemo, l’anziano saggio che vuole capire come e perché un Dio abbia scelto di scendere sulla terra e di diventare umano, si trova la risposta inedita e inaspettata che anche noi siamo chiamati a concretizzare. Il tutto è riscontrabile in due parole: agape (amore incondizionato, che non si aspetta di essere corrisposto) e cosmos (mondo inteso nella sua totalità fatto da persone, animali, vegetali e minerali).
Dio si innamora del mondo. Non lo sottomette. Non lo usa. Non lo sminuisce. Entra in esso. Tende le sue mani e decide di non distaccarsi più. Dio ama il mondo e progetta per il mondo (il cosmos) qualcosa di immenso.
Infatti, ribalta i criteri e supera il dualismo agape- cosmos facendolo diventare cosmos-agape. Dio ama con il mondo. Questo è il mistero spiegato della Trinità. Dio non solo ama l’umanità, ma la ama umanamente. Per questo si dona a tutti senza distinzione e con il cosmo continua ad amare tutto e tutti.
Dio ama con le braccia allargate, Gesù ama con le braccia inchiodate, lo Spirito ama con le braccia incrociate. 
Ecco il mistero della Trinità. Non si tratta di un dogma, ma di un atto di amore passionale ed eterno che trova risposta in un cosmo che ama Dio e che non dimentica di continuare ad amarLo così come ama il creato. Non basta avere cura di qualcuno, ma è necessario rendere il cosmo migliore per tutti.
Non è un amore che oscilla tra frustrazioni e possesso. Non è qualcosa di transitorio, ma è un rapporto eterno che non ha confini.
Di qui l’impegno a valorizzare le diversità, a preoccuparsi di far migliorare le condizioni fisiche ed economiche dei poveri e soprattutto a non stancarsi di fare il bene. Soprattutto senza avere la consapevolezza che l’amore non si usura, ma si rinnova. 
Per questo la Trinità non è solo un dogma, ma un amore eterno per il mondo. Non dobbiamo fare altro che aprire le braccia e prima stringere quelle di Dio che non vede l’ora di abbracciarci e poi dire a tutti che Egli, uno e trino, non ci lascerà mai soli.
Il vostro parroco
Antonio Ruccia