IN-CROCIARE CRISTO – DOMENICA 28 GIUGNO

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 37-42)


In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

 

Quello con Gesù non è un incontro banale o casuale. Non è un semplice passaggio di fronte ad una persona autorevole. Quello con Gesù è un in-crocio.

È Gesù stesso che s’incrocia con noi. 26 Jesus Christ Clipart, Religious Christian Clipart, High Quality JPG, Watercolor Clipart, Junk Journal, Digital Download, Paper Craft Il suo sguardo non è superficiale, ma penetra nella vita di ciascuno. Qualcosa di stupendo e di difficile da essere compreso da chi si limita ad avere con Lui un rapporto epidermico.

Si tratta di un in-crocio che lascia uno strascico e che proietta verso un futuro che orienta la vita non solo di chi ne fa l’esperienza diretta, ma anche di chi lo incrocia attraverso testimoni e profeti che parlano di Lui e agiscono come Lui.

Nella parte finale del “discorso missionario” riportato dall’evangelista Matteo, Gesù propone qualcosa di rivoluzionario: la missione non è trasmissione, ma relazione. La missione non è una comunicazione di un messaggio, ma un in-crocio nuovo e del tutto inaspettato. Una relazione che spinge ad uscire dal proprio “io” e a creare situazioni nuove per il bene di tutti.

Un concetto rivoluzionario per cui lo stesso Gesù ha trovato difficoltà ad essere inteso dalla stessa sua famiglia. I suoi parenti dicevano che era pazzo (Mc 3,21) e, quando a Nazareth andò presso il suo popolo per la prima volta, Gesù si rese conto che la sua famiglia «non lo apprezzava» (Mc 6,4). In ogni caso, è sicuro che Gesù anteponeva la comunità dei discepoli a sua madre ed ai suoi fratelli (Mc 3, 31-35; Mt 12, 46-49; Lc 8, 19-21). Ma soprattutto è l’insegnamento di Gesù che sconcerta quando afferma che egli «non è venuto a portare pace, ma spada», fino a «separare l’uomo da suo padre, la figlia dalla madre…» (Mt 10,14; Lc 12, 49-53). Anzi, Gesù arriva a dire che bisogna «odiare», «detestare» (miséo) i parenti a fronte della decisione di seguirlo (Mt 10,37; Lc 9,59s).

Per questo la sequela non è un incontro, ma è un in-crocio che passa per la croce. 26 Jesus Christ Clipart, Religious Christian Clipart, High Quality JPG, Watercolor Clipart, Junk Journal, Digital Download, Paper Craft

Ènecessario cogliere che la croce non è un’esperienza di sofferenza e non si identifica nel binomio croce=dolore, ma nell’annuncio di una persona che salva (1 Cor 1,23); non è un’esperienza di espiazione per un reato commesso, ma una persona che trova mille modi per comunicare che il suo è un amore preveniente (1 Gv 4, 10); non è una forma di coercizione, ma è un dono d’amore (1 Pt 2,21) che s’ incrocia con l’umanità.

Di qui deriva l’accoglienza proposta da Gesù che necessita di profezia nell’annunciare il Vangelo, di realizzazione di mondialità accettando la diversità e di offerta della carità verso chi vive la precarietà.

La croce di Cristo non è mai una punizione, ma un incrocio di libertà per uscire dal grigiore della vita e mostrare il volto bello del Crocifisso che ci salva amandoci e non si stanca di continuare a servirci.

Tutte le volte che, in nome di Cristo, avremo dare un goccia d’acqua a qualcuno I Thirst, Jesus Christ on a crucifix in style of Missionaries of Charity  chapel. Mother Teresa Stock Photo | Adobe Stock o asciughiamo una lacrima, o facciamo rinascere una speranza, o eliminiamo un’ingiustizia, o ci opponiamo all’opportunista egoista, o recidiamo le radici ingiuste e violente di qualsiasi guerra, Dio non si limiterà a compensarci con quanto aspetta di diritto a profeti o discepoli, ci darà molto di più; se stesso per l’eternità.

Il vostro parroco

Antonio Ruccia