INNAMORATO – DOMENICA 26 MAGGIO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù fece aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

​È sempre difficile parlare di sé stessi, soprattutto quando qualcuno invita a farlo. È ancora più imbarazzante parlare e raccontare a chi sta di fronte il giorno o addirittura il momento in cui ci si accorge di essersi innamorato. Non è un semplice piacere. Non si tratta di uno sguardo furtivo. Non è un aspettare che qualcuno ti faccia dei complimenti. È qualcosa di immenso. È un mistero.

Tutto ciò è solamente l’inizio di una storia. Non come quelle dei social. È la storia che vede ciascuno protagonista al punto che anche tutto ciò che oggettivamente è meno attraente, appare incontrovertibilmente stupendo. 

Gesù è l’immagine concreta di un Dio innamorato.

Un Dio che racconta a tutti di questo suo rapporto con l’umanità che non è limitato nel tempo, né circoscritto in un segmento. E ‘ innamorato al punto che continua a cercare l’umanità in ogni istante e non riesce mai, in tutte le forme e in tutte le persone, ad essere stanco di escogitare qualcosa di eccezionale per farsi riconoscere un amante appassionato. 

Una storia che continua con ciascuno. Una storia che non si legge in prima pagina, ma è da prima fila, perché tutte le seconde file sono state eliminate e dietro non ha messo nessuno. 

Questa storia è un’avventura Trinitaria in tutte le sue sfacciature con un unico imperativo: andare. Una storia unica e indivisibile. Una storia fatta di un amore “a più facce” e di tante carezze che ognuno può sentire perché toccato e amato per sempre. 

Gesù, al termine della sua esperienza terrena invita i discepoli ad andare sul monte. Non un monte qualunque. L’evangelista lo localizza in Galilea. Insomma, presumibilmente, sul monte delle Beatitudini. Sul monte in cui aveva parlato di un “amore diverso”. Se all’inizio in tanti erano stati colpiti emotivamente dal discorso ascoltato, con il suo ultimo addio, con quell’invito ad andare, segnava l’inizio di una nuova storia d’amore

Si trattava di una storia in cui Dodici persone innamorate di Dio, avrebbero dovuto ripartire ecoinvolgere in questa avventura i poveri, gli ammalati, i piccoli, i perseguitati, gli operatori di pace e della giustizia e tutti gli “accantonati” del mondo, affinché s’innamorassero di Dio. 

È questo il progetto: innamorati perché incarnati.

E poi … pronti a prostrarsi, non da schiavi, ma da innamorati. Proprio come i Magi di Betlemme. Questi scoprono di non essere gli unici possessori dell’amore del mondo e chiedono ad un Bambino in fasce e deposto in una mangiatoia come comportarsi per diventare come Lui. 

In realtà il vero innamorato dell’umanità “diversa” è quel Bambino che invita i “sapienti d’Oriente” ad aprire la loro casa e soprattutto il loro cuore alla diversità. Ad aprirsi alle culture diverse, alle ricerche scientifichediverse e a chi riesce solo ad amare senza riuscire a vedere Dio che ama. 

Proprio a loro e non a chi vive l’integralismo e il dogmatismo chiede di essere dei nuovi battezzati e di battezzare il mondo. Non chiede che siano e che diventino degli “inglobati”, ma che escogitino quotidianamente i modi migliori per amare tutti oltre ogni limite.

È questo il progetto: innamorati perché diversificati.

Tutto questo in un cammino fatto “con”. Non un cammino per persone sole e per chi intende essere un unico capo al comando. È un cammino che non può lasciare nessuno ai margini, ma che deve trovare in tanti stretti collaboratori che diventino le mani accoglienti sul territorio. In quel “con” c’è l’eterna presenza di un Dio innamorato che, per mezzo del suo spirito d’amore, intende costruire con tanti altrettante storie d’amore e di vita.

Storie “di Chiesa” che emanano profumo di novità e di sconfitte e rifiuti che ogni giorno la stessa “madre chiesa” deve vivere. Storie “di Chiesa” che scende in strada e che cerca e s’inventa ogni giorno i modi migliori per mostrare quant’è grande il Dio dell’amore. 

È questo il progetto: innamorati senza essere inglobati.

La Trinità è tutto questo. La Trinità è un’esperienza d’amore da vivere. Non è un mistero oscuro. Non è inspiegabile alla mente umana quel Dio uno e trino. È esattamente il contrario: è l’amore di Dio innamorato che ama l’umanità e rende questo innamoramento visibile alla luce di tutti. 

La Trinità non è un mistero inspiegabile. Ha il volto e i tratti di un Crocifisso con mani e  piedi segnati da grossi buchi. È l’esperienza degli innamorati che hanno la gioia di donarsi e che non pongono limiti al loro stare al servizio di chi non riesce ad amare.

La Trinità non è un mistero racchiuso in tetre biblioteche, ma è una casa aperta. Una casa per tutti e soprattutto per chi è senza casa, perché senz’amore. In questa casa c’è sempre un posto libero perché è casa dell’innamorato per eccellenza: un Dio, uno e trino, unico e diverso, che ha sempre il cuore aperto per far entrare tutti e tutto. 

Questo è il Dio uno e trino: un Dio che ama, che è amato, che è amante perché è Padre, Figlio e Spirito santo. 

Il vostro parroco – Antonio Ruccia