
Dal vangelo di Matteo (4, 1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
La società dell’individualismo, del trasformismo e dell’esibizionismo appare radicata nel tessuto quotidiano al punto che “basta un like” per confermare tutto ed entrare a pieno titolo nel “club dei massificati” che è notevolmente in ascesa. Ma basta veramente un “like” per sentirsi al centro dell’universo?
Insomma, basta un attimo, un milionesimo di secondo per sentirsi a pieno titolo nel branco di questa nostra società dell’apparire che massacra senza pietà, in cui a fare da padroni sono gli opinionisti dalle lauree comprate e i presenzialisti usciti dai migliori centri estetici che mostrano solo il loro esterno e dettano regole che non hanno nulla a che fare con il bene comune o con chi lotta e vive per un tozzo di pane quotidiano?
I risultati sono sotto i nostri occhi. L’aumento della violenza su donne ed indifesi, l’incremento delle spese militari, le logiche perverse dell’uso di internet, le strategie immorali per reclutare denaro sono i valori su cui si poggia questa nostra società globalizzata. Senza dimenticare le fughe dei giovani dalle nostre terre. Questa nuova emigrazione fatta passare per modernizzazione mostra che “basta un like” per sentirsi forte e potente al centro del mondo.
Per Gesù è successa la stessa cosa.
All’inizio dell’itinerario che lo avrebbe portato oltre Gerusalemme, nel deserto dove stava facendo esperienza di un innamoramento con Dio, è affiancato da qualcuno che mai avrebbe voluto al suo fianco. Se il deserto da sempre, nella cultura ebraica, rappresenta la vittoria sul nemico e la liberazione dalla schiavitù, l’esperienza di Gesù mostra che non basta un like ma serve molto di più per non crollare di fronte alle tentazioni che sono dietro la prossima duna.
Quelle di Gesù sono le stesse tentazioni che viviamo noi oggi perché il Tentatore non si presenta mai come un avversario, ma come un collaboratore.
Il falso collaboratore non ha difficoltà a definire Gesù come il “Figlio di Dio”. A Lui chiede il miracolo. A lui propone la trasformazione da pietra a pane per mostrare al mondo la potenza del suo essere Dio. Non lo vuole come il Dio della misericordia e dell’amore, ma come il Dio della potenza e della guerra che distrugge tutto e tutti.
E non basta! Da collaboratore vero gli propone di essere il dominatore del mondo mostrando che scendendo dalla croce nessuno avrebbe più potuto metterlo in discussione.
Per finire gli offre la ricchezza. Quel fascino del denaro che spesso detta i tempi anche dei giovani che credono che il denaro porti al successo.
Tre tentazioni proposte da un valido collaboratore che vuole la distruzione e la mortificazione.
La nostra società dei social ha sintetizzato queste tentazioni in un’unica parola che si concretizza con un unico gesto: un “like”. Basta un like per guadagnare denaro mostrando il proprio volto o qualcos’altro. Basta un like per ottenere il successo anche se si tratta di una truffa perpetrata a danno degli altri o del migliore degli amici. Basta un like per acquisire potere e gestire a proprio piacimento la vita altrui.
È la società degli influencers che massacrano tutti mostrando una falsa felicità fondata su una cultura che sa di egocentrismo e edonismo. È la società in cui manca l’autenticità. È la società dove tutto si misura sul mercato. È la società che vive solo di pubblicità. È la società in cui manca l’educazione.
Gesù, al suo falso collaboratore, risponde con parole che quest’ultimo non avrebbe mai voluto ascoltare. 
Ciò vale anche per noi. E’ necessario operare una scelta che richiede uno sforzo, ma che conduce a superare le tentazioni.
È l’esperienza comunitaria
la risposta a quell’isolamento in cui tanti sono precipitati. Il passaggio dall’emotività e dalla singolarità alla comunità è fondamentale per riscattare ogni tipo di tentazione che finisce per diventare una debolezza e per indicare la strada per tutti quelli che da disarmanti diventano provocanti di amore che hanno mai paura di camminare sempre per migliorare tutto.
Il vostro parroco
Antonio Ruccia